Prove di avviamento


Un'idea da concretizzare per .. un'uso del Web GUIDATO DALLA GESTIONE CONDIVISA del raggiungimento dei PROPRI OBIETTIVI..        Un'idea da concretizzare per .. un'uso del Web GUIDATO DALLA GESTIONE CONDIVISA del raggiungimento dei PROPRI OBIETTIVI..        Un'idea da concretizzare per .. un'uso del Web GUIDATO DALLA GESTIONE CONDIVISA del raggiungimento dei PROPRI OBIETTIVI..


2009-12-11

UN LIBRO PER AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA MANCANZA DI TEMPO ..
SUL WEB E SUL TERRITORIO!

Torno a collegarmi al libro Eretici Digitali. Credo sia importante tenerlo presente e parlarne, anche se nel post precedente ho detto che riesco a leggere solo l'inizio del primo capitolo.

Eretici Digitali inizia con l'indicazione di un problema ..

A che punto siamo

La rete ha prodotto una società divisa, con una parte che la vive e l’altra che la detesta. Non ha senso. Serve una lingua comune per parlarsi. Ma tranquilli: questa non è l’ennesima puntata della soap “giornali & internet”. Semmai la questione è: con il digitale abbiamo tutti – vecchi e giovani, colti e meno colti, alti e bassi, destri e sinistri – un destino comune. E non riusciamo a parlarne insieme.

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Gli autori affermano poi, subito dopo, di porsi l'obiettivo di arrivare a parlare una lingua comune.

La possibilità che una lingua comune offra una prospettiva di soluzione mi lascia incredulo. Ci sono tante discussioni sul Web, completamente inconcludenti, tra persone che la lingua comune ce l'hanno. Un post recente del mio blogger di riferimento, ad esempio, propone lo stesso problema del libro, in termini molto più "ruspanti", attribuendolo alla "MANCANZA DI TEMPO", senza che nei commenti al post si delinei altra soluzione che quella di ...
Ti porto il mio esempio. Quando ho iniziato ad usare il web avevo 14-15 anni. ma erano altri tempi. Devo dire che ci si autoregolamentava. I genitori non ne capivano nulla. Ora invece timidamente tentano di comprendere il mezzo e i suoi pericoli/opportunità. Però si arrendono alla prima difficoltà ,adducendo la scusa del poco tempo a disposizione.
La deriva che noto nei figli di alcuni conoscenti è la delega educativa che si lascia a tv, playstation, internet etc… cioè a 6 anni già play, 7-8 anni cellulare e 9-10 ipod e internet..ore e ore al dì senza più dialogo, confronto, comunicazione. Lo scenario è davvero cupo.

#26 di gigicogo il 10 dicembre 2009 - 15:19

Andrea sei un nativo vero. Ora a te il compito di traghettarli :-) Sei un vero technology steward!

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... traghettare i non-digitali.

Questa pretesa degli abitanti del Web, di dare a tutti l'opportunità di farsi una cultura digitale, è come se all'inizio dei tempi gli esperti di computer avessero cercato d'insegnare il linguaggio di macchina, che loro usavano per fare eseguire programmi all'unità di elaborazione centrale, invece d'iniziare a sviluppare compilatori e sistemi operativi in risposta alle difficoltà segnalate dai non esperti di computer.

Si potrebbe osservare che, allora, gli esperti di computer erano esperti di computer e basta. Oggi invece gli esperti del Web sono tutti rappresentativi di qualche altro interesse: Marketing, Formazione, Pubblica Amministrazione, Editoria .. eccetera.

Può essere significativo questo cambiamento di ruolo degli esperti, che hanno con la tecnologia un rapporto "diretto". O no?
Se lo fosse, varrebbe la pena fare un po' di revisionismo storico?
Anche se solo un settantenne può ancora cercare di farlo, in occasione della sua ultima esperienza di BarCamp?

In attesa di risposte - che non mi aspetto - posso solo concludere, per raggiunti limiti di tempo, con un contributo all'eventuale germinazione spontanea di una consapevolezza territoriale che acquisisca progressivamente il controllo del proprio destino, iniziando ad usare la tecnologia nel proprio esclusivo ed autonomo interesse ...
clipped from forum.w2wai.net
da oltre 25 anni l'innovazione tecnologica va avanti per i fatti suoi, in anticipo rispetto all'evoluzione sociale.
Se non ci fosse questa anomalia l'evoluzione sociale dovrebbe essere più avanti della (o al passo con) l'evoluzione tecnologica.
Quello che mi sembra certo ed inevitabile è il bisogno di muoversi su due livelli:
1) a livello abitanti del Web (i professionisti del Web e il loro linguaggio)
2) a livello territoriale (nel caso di questo Forum, quello degli abitanti di Voltago Agordino che chiamano ETERNIT un mondo sconosciuto)
Il punto di contatto locale (l'interfaccia tra questi due mondi) che mi sembra di poter usare (al momento buono) è una versione stampata e affissa nelle bacheche di Voltago Agordino di questa locandina,
La qualità del sito locandina non mi preoccupa, anzi .. serve a mettere bene in chiaro che non può essere un bravo professionista del Web il calcio d'inizio del cambiamento sociale .. necessario a produrre un rapporto comunicativo equilibrato tra mondo territoriale e mondo web.

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Non credo ci saranno altri post su questo esperimento di Blog.

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2009-12-07

L'ERESIA (ANALOGICA) DI COINVOLGERE GLI UTENTI NEI PROCESSI DI STANDARDIZZAZIONE TECNICA CHE HA PRODOTTO ..
GLI ERETICI DIGITALI

Questo post potrebbe raccontare una storia che i giornalisti non hanno mai raccontato.

Non si tratta di fargliene una colpa, ai giornalisti. Si tratta invece di andare al nocciolo di un problema che, mi sembra, non può trovare soluzione nello sviluppo o nell'apprendimento di una lingua comune.  Il libro sotto citato parte con questa ipotesi, ma io non riesco a leggerlo oltre ..

clipped from w2wai.amplify.com
Adesso, percepito il rischio di estinzione, il giornalismo arriva FINALMENTE a parlare dell’informatica in modo consapevole .. ma stranamente esoterico; c’è da chiedersi se i “non-patiti-del-web” riusciranno a leggerlo e a trarne conclusioni pratiche.
Resta il pericolo che anche questo modo di parlarne diventi SOLO oggetto di cazzeggio, invece di MOTIVARE l’avviamento d’iniziative come lo sviluppo di ProLoco Web-Territorio, che NON siano PILOTATE da interessi dei professionisti del Web: http://voltago.altervista.org/ …
Forse non è un linguaggio comune che manca. Forse manca un’interfaccia bidirezionale, che permetta a Web e Territorio di essere Sistema, l’uno per l’altro. Problema: quest’ultima affermazione non si può spiegare; si può capire solo vivendola ;-)
Amplifyd from www.ereticidigitali.it
La copertina di Eretici digitali

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.. devo prima sapere se abbia un senso percepire le Metafore sociali nel modello ISO/OSI.

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2009-11-21

BOLOGNA USER CAMP - LE FOTO DEL PRIMO CAMPOBASE ..
VERSO UN CAMPOBASE PER LA CIMA DELL'AGNER

Revisionato dopo l'incontro

LE ALPI CHE CAMBIANO

Con il ricordo di questa NON-CONFERENZA o BARCAMP



è stato bello incontrare - via AGNER E DINTORNI

un esempio di NON-BLOG MULTIAUTORE

dove ci si trova a ri-scoprire BOLOGNA

oppure un possibile percorso per andare

IN CIMA ALL'AGNER

riuscendo ad immaginare di cominciare a

USARE IL WEB


per condividere via TWITTER


la partenza da un CampoBase qui


verso una meta difficile, ambiziosa e innovativa

che richiede un CampoBase sulle Dolomiti


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2009-11-11

DALLE PAROLE AI FATTI DELLA CONDIVISIONE ..
PER ACQUISIRE UN RUOLO DI UTENTE SUL WEB

Argomenti introduttivi per un abbozzo (stub) di post ..

Ho partecipato allo User Camp di Bologna con l'intenzione di avviare un dialogo sul tema / topic introdotto nel post precedente: cultura di sistema.

Speravo che dal dialogo potesse emergere una prima questione / issue: la necessità di creare un ambiente che abiliti l'utente.

Ascoltando, commentando e intervenendo, senza fare una presentazione, mi sono reso conto che non ha senso parlare di cultura di sistema e che .. può essere controproducente parlare di utente.

I comportamenti che il Web abilita, come la comunicazione collaborativa e la condivisione di processi di acquisizione di conoscenza (alla base di una -si dice emergente- cultura della domanda, tutt'ora schiacciata da una -di fatto dominante- cultura dell'offerta) .. NON sono ancora una pratica comune.

Chi cerca di introdurre tali comportamenti in contesti di lavoro aziendale, o del pubblico impiego (per dare un razionale all'acquisizione di tecnologie che li abilitano), si trova costretto a farlo motivandoli come una filosofia che porta benifici monetizzabili solo in termini di riduzione dei costi, senza alcuna garanzia in termini di ROI (o ritorno sull'investimento) e di riduzione e gestione del rischio (capacità di capitalizzare gli errori e di evolvere verso l'economia della conoscenza).
... sviluppo degli argomenti introduttivi ...

.. (da continuare par passare dalle parole ai fatti .. come? con chi??) ..

Obiettivi introduttivi ..

Per introdurre un possibile approccio operativo, alla comunicazione collaborativa e alla condivisione di processi di acquisizione di conoscenza, tenterei di ampliare il campo di applicazione (generalizzato) di eventi come il primo User Camp, estendendolo dalla salvaguardia dell'ambiente internet e dai diritti dell'utente, come descritti in questa comunicazione degli organizzatori ...
clipped from mail.google.com
nel ringraziarti ancora per avere preso parte a USER-CAMP, ti segnaliamo che le immagini della giornata sono disponibili sul profiloFlickr e, presto on-line, sul nostro canale YouTube.
La pagina diUSER-CAMP su Facebook, dove sono stati pubblicati tutti i materiali del
barcamp, resterà attiva e ospiterà approfondimenti sul tema della salvaguardia dell’utente e dell’ecologia web.
La giornata è stata un successo off-line e sul web: visti i risultati di questa prima edizione, ci piacerebbe organizzare un nuovo USER-CAMP, dove parlare ancora di diritti dell’utente e della salvaguardia dell’ambiente Internet.
A presto!

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Tenterei di includere, nell'esperienza User Camp, dei campi di applicazione (specifici) .. come eventi con una dimensione territoriale e una partecipazione di parti diversamente rappresentative di interessi territoriali (cittadini, aziende, amministratori locali).

Si potrebbe indirizzare la salvaguardia -ad esempio- di un ambiente montano come le Dolomiti (da Giugno 2009 patrimonio dell'umanità) e l'acquisizione di ruoli utente .. in contesti direttamente esposti al bisogno di una migliore gestione delle risorse naturali.

Ho iniziato a delineare un obiettivo di questo tipo servendomi di un Wiki
clipped from wiki.w2wai.net
Pagine Wiki di W2WAI
Queste pagine del sito "cantiere" w2wai.net contengono testi prodotti (o da produrre) come collaborazione tra persone che ..

- condividono un'esperienza, contribuendo al suo avviamento e alla sua evoluzione
- costruiscono insieme una interfaccia operativa W2WAI tra Mondo reale e Mondo virtuale
grazie all'aggregazione di culture rappresentative di realtà diverse come, ad esempio, quelle di
- Cittadini della Comunità Montana Agordina
- Professionisti del Web
- Aziende
unite dalla preoccupazione - espressa durante lo User Camp del 6 Novembre 2009, a Bologna - di non riuscire a monetizzare il loro affacciarsi - tramite il Web - sul mondo virtuale dell'economia della conoscenza.


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La creatività necessaria per un evento come quello sopra ipotizzato richiede l'impiego di strumenti diversi .. (da usare INIZIALMENTE anche e SOPRATTUTTO IN MODO NON PROFESSIONALE) .. che accentuino l'attesa di capire come procedere, .. senza sacrificare la libertà d'immaginare una partenza dal campobase #bolognaucamp per portarlo progressivamente a quote superiori, come gli 860 metri di un #agordinoucamp.

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2009-11-05

BOZZA DI UNA NUOVA CULTURA DI "SISTEMA" ..
MA "SOCIALE" .. QUESTA VOLTA!!

Sembra che nessuno si renda .. (ancora??) .. conto che il Web è nato da una cultura di sistema.

Per chiarire cosa s'intende dovrei partire dal 1969: anno che ricordo per molti motivi, come lo sbarco sulla luna, la nascita di Arpanet, i miei 4 mesi da summer student al CERN, la costituzione del CINECA, la mia ingloriosa ma sufficiente laurea in Fisica, la nascita del primo dei due figli che Gabriella e io abbiamo avuto, l'acquisto della nostra 500 (ancora circolante). Sarebbe una storia troppo lunga .. eh??

Allora saltiamo 20 anni. Arriviamo al 1989: anno significativo per un altro motivo, anche se all'epoca inosservato perfino dal sottoscritto, come la nascita del Web, innovazione indiscutibilmente prodotta da quella cultura di sistema che nessuno (ancora) sembra conoscere.

Quello stesso anno però, a Bruxelles e all'insaputa della stampa specializzata in IT, si costituì l'EWOS (European Workshop for Open Systems), come espressione della volontà della Commissione Europea di regolamentare la capacità delle PA europee di approvvigionarsi di componenti di sistema "non-proprietario", quindi "aperto". Da una ricerca sul Web, oggi EWOS sembra che non sia neppure esistito .. eppure la sua scomparsa può avere un enorme significato, per lasciar capire cosa si può intendere per cultura di sistema.

Il seguito di questa storia lo racconterò domani, allo User Camp, cercando di far capire che non si tratta solo di una favola che il nonno racconta ai nipotini.

Si tratta invece di svolgere un'attività chiamata Post Mortem Dump Analysis o PMDA (un'analisi delle informazioni disponibili nella memoria di un computer, ma anche nella nostra, al momento in cui l'esecuzione di un programma o processo, inaspettatamente, si ferma).

La PMDA serve a risalire alle possibili cause di un errore, per cercare di recuperarlo .. cioè per acquisire la conoscenza necessaria ad adeguare un sistema al superamento di un ostacolo imprevisto.

Partendo da una storia come questa vorrei si arrivasse, anche se un solo User Camp non permetterà di farlo, a prendere iniziative che abilitino la ricerca di risposte a problemi territoriali, come quello del post

che ho iniziato a commentare ..
clipped from blog.libero.it
Non cercherei le COLPE e i COLPEVOLI della situazione agordina; è molto simile alla situazione del Basso Canavese (all'ingresso della Valle d'Aosta) dove "C'ERA UNA VOLTA" l'Olivetti.

Quell'Olivetti oggi non c'è più (potrebbe succedere anche alla Luxottica .. di non esserci più?) .. ma io sono sopravvissuto :-))

Cercherei piuttosto gli ERRORI (inevitabili) commessi per produrre una BOLLA FINANZIARIA, cercando di far soldi con la tecnologia dell'informazione (e della CONOSCENZA); quella BOLLA non ha solo fatto naufragare i sogni di tante aziende (come l'Olivetti).. ha anche IMPEDITO il diffondersi della CULTURA che ha permesso L'INVENZIONE DEL WEB.

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in attesa che il numero dei giovani interessati a quel territorio sia sufficiente a permettere di rilanciare iniziative come queste:

Benvenuto anche a Giulio :-)

Ciao Giulio!
Nonstante la gestione di questo "abbozzo di Forum" sia fuori controllo .. sono strafelice di leggere il tuo commento, qui e sul blog di Luca, a proposito di Internet salverà le montagne?. L'ho citato anche nei commenti a Ciaspole e Web a Voltago Agordino.

Sabato sera, nella sala parocchiale di Voltago, ci sarà una serata dedicata alla Cultura Ladina. Durante il rinfresco che seguirà spero si possa avviare una conversazione su questa inizativa di Marco Da Campo, che sto cercando di aiutare "come posso".
Appena possibile questi commenti li trasferirei su un forum di questi tipo: una prova di forum più facile da gestire .. l'importante però è che, prima di prendere decisioni, si possa fare un incontro tra persone motivate .. da considerazioni come quelle che tu e Luca avete proposto.
Quasi quasi comincio a sentirmi ottimista :-)
Luigi

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2009-11-03

PER QUALI RAGIONI LE INIZIATIVE 2.0 SONO A RISCHIO DI PRODURRE ..
ARIA FRITTA?

Revisione 0.3 .. per #bolognaucamp

Sul Web nascono iniziative, come Amministrare 2.0 - Il Manifesto, oppure come la rete sociale (il Ning) Ecosistema 2.0, ma soprattutto come Diritto 2.0, che si confrontano con un rischio enorme di produrre aria fritta.

Non è facile dire perché; se cerchi di farlo c'è da sentirsi afflitti da disturbi della personalità, come dei negativisti frustranti. Eppure, esempi di aria fritta ce ne sono tanti, anche se non tutti segnalati come questo ..

"EsteriCult è una piattaforma editoriale collaborativa il cui obiettivo è promuovere la lingua e la cultura italiana in Italia e all’estero, utilizzando e valorizzando le enormi potenzialità della rete."
Insomma l'intenzione di fare cultura 2.0 partendo dagli utenti è davvero buona!

Ma il punto è questo: ho cercato per circa 30 minuti, e non sono propriamente un novello di web, di scrivere/caricare/pubblicare l'articolo (quello che leggerai in basso) + foto nella mia bacheca degli articoli di EsteriCult. L'esperienza di inserire quel breve scritto, su quella bacheca, è stata devastante. Editor dei testi inesistente ecc. (prova a leggere un articolo su EsteriCult). Alla fine ho rinunciato.

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Delle ragioni, per cui ci si dovrebbe guardare dal rischio di produrre aria fritta, non esiste ancora una chiara consapevolezza; voglio dire "abbastanza chiara" da poter essere condivisibile con le persone che lavorano per andare Verso una Pubblica Amministrazione 2.0, oppure con le persone che promuovono iniziative come Ecosistema 2.0 - Venezia chiama, il territorio risponde, ma soprattutto con le persone che si danno da fare per il Futuro della Rete.

Da un punto di vista sociologico, culturale, e di costume, la percezione del rischio (o, più in generale, del problema) potrebbe nascere da un'analisi come questa ..
clipped from www.laterza.it

Zygmunt Bauman

Capitalismo parassitario
Nella fase ‘solida’ della modernità un sistema culturale doveva offrire norme rigide e narrazioni coerenti alle quali conformarsi, nei nostri tempi liquidi, all’opposto, suggestioni ed emozioni che seducono e non implicano obblighi e responsabilità. Una massa di informazioni e di sapere colorata e affascinante, pronta a soddisfare bisogni sempre più parcellizzati ed individuali, in cui non esiste una gerarchia centrata sull’importanza e la qualità.
Zygmunt Bauman, con la consueta chiarezza e grazie all’uso di metafore potenti, mostra come la crisi attuale non riguardi soltanto l’economia, ma la capacità stessa della nostra società di trasmettere conoscenza e valori attraverso l’educazione.
«l’arte del vivere in un mondo più che saturo di informazioni deve essere ancora acquisita. E ancor di più lo deve la ben più difficile arte di educare gli esseri umani a questa vita»
Indice
Capitalismo parassitario - La cultura dell’offerta

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Da un punto di vista pratico, invece, dovrebbe essere possibile compiere una rilettura, molto "terra terra", di come abbia potuto (o dovuto) esserci una evoluzione tecnologica disaccoppiata, in modo innaturale, dall'evoluzione sociale. Quella storia si dovrebbe poi poterla raccontare e condividere, in termini tangibili, con le persone che il Web non sanno ancora cosa potrebbe permettergli di fare per se stesse (tipo: condividere e risolvere problemi).

Potrei cercare di contribuire alla rilettura di come sono andate le cose che hanno prodotto il rischio in questione: comincerei ricordando che l'aria fritta ho imparato a conoscerla (per averla prodotta personalmente, a detta dei miei interlocutori) confrontandomi con una Olivetti, quella di Carlo De Benedetti, che non era più l'Olivetti di Camillo e di Adriano ma che diceva di voler ritornare ad esserlo, di voler realizzare il loro sogno, dandosi l'obiettivo di diventare l'azienda leader nel settore dell'informatica
Carlo De Benedetti ereditò infatti nel 1978 una situazione pre-fallimentare.
In pochi anni e grazie soprattutto all'uso della Borsa egli riuscì a ribaltare la situazione inserendo l'Olivetti tra i principali produttori di computer
All'inizio degli Anni Novanta, all'interno del settore informatico, era ormai in atto il processo di ristrutturazione che avrebbe consentito solo a poche aziende di restare in vita. De Benedetti sperò fino alla fine che l'Olivetti potesse essere fra queste, cercando di porre sull'altro piatto della bilancia l'ingresso nel settore della telefonia. Sarà la Borsa, quella stessa che aveva reso possibile l'affermazione di De Benedetti, a decretarne la sconfitta, nel 1996.
Ma cosa resta del sogno? Di quella Olivetti che Adriano chiamava “la fabbrica”? Molti, oggi, sono “olivettiani” e non lo sanno. Le idee camminano adagio, talvolta sotto mentite spoglie.

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Con l'Olivetti di Carlo De Benedetti ho tentato, lavorando a Ivrea, in California e infine a Bruxelles (da consulente indipendente), di dare una mano a capire la necessità di un DIALOGO che permettesse la gestione delle relazioni tra uso e sviluppo dell'ESPERIENZA acquisibile grazie all'informatica.

Quel tipo di DIALOGO avevo collaborato a mantenerlo per 15 anni (un po' al CERN e molto più a lungo in ambienti analoghi); dovevo cercare di suggerirlo come modello di riferimento per organizzazioni - PRIME FRA TUTTE LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - che avevano bisogno di attuare una strategia di acquisizione di componenti nel settore della fornitura di sistemi aperti. Quel tipo di dialogo arrivò ad esser preso in considerazione, inutilmente, da uno studio ed indagine di un Workshop Europeo appositamente istituito su mandato della Commissione (agli enti per gli standard internazionali).

IERI E OGGI, per una logica aziendale e istituzionale ancora prevalente, in tempi di economia di mercato non superati, i miei argomenti e proposte sono stati e sono - in relazione alla disponibilità di strumenti / prodotti / soluzioni che ne rendano comprensibile la sensatezza - aria fritta; con gli olivettiani di De Benedetti andavano a sbattere contro commenti del tipo "non c'è grasso che cola" o "dobbiamo pur lucrare".

OGGI, per una logica del cittadino (consapevole) ancora in attesa di farsi strada, in tempi - solo "annunciati" - di economia della conoscenza (quei tempi che l'Olivetti di Carlo De Benedetti ha dovuto rinunciare a raggiungere fin dal 1996), le aziende e le istituzioni che prospettano lo sviluppo di soluzioni 2.0 producono - in relazione alla disponibilità di interessi / comportamenti / conoscenze che ne rendano realizzabili gli obiettivi - aria fritta; con i miei concittadini montani tentare di indicare l'importanza di partecipare allo sviluppo di quelle soluzioni può solo essere, al momento, un flop totale.

Come ho detto, questo è solo un tentativo (molto maldestro ma orientato a innescare un processo di prova ed errore) di avviare un contributo alla (difficile) rilettura di come sono andate certe cose, fino a poterne parlare per capirne le conseguenze, coinvolgendo tutti gli attori necessari nella definizione e nella condivisione del problema che si è creato, prima che solo alcuni, degli attori necessari, sviluppino una soluzione predestinata a ingigantire la gravità del problema.

Qualcuno offre un altro contributo? Oppure ci accontentiamo di leggere Z. Bauman e di aspettare le soluzioni che ci permetteranno di acquisire l'arte di vivere nell'economia della conoscenza?

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2009-09-16

MONTAGNA VENETA! LA SERENISSIMA HA BISOGNO DI TE PER IL WEB!! ..
ALL'OPERA!!!

Cara Montagna che cerco di aiutare, in caso decidessi di metterti all'opera per coronare i sogni di gloria della Serenissima, magari facendoti anche rispettare più di quanto tu non lo sia stata in passato, ti dedico questo post collegando il titolo a un'ipotesi di lavoro da valutare, frutto della fantasia e dell'esperienza di un giovane veneto.

Questa volta non sarà il legname per le galee, o per i pali della laguna, che dovrai fornire alla Serenissima; la notizia ripresa con questo ritaglio
arsenale
D’intesa con il comune trasferiamo il venezia camp 2009 dal fascino del Lazzaretto Vecchio nel luogo più affascinante della città : l’Arsenale di Venezia.
Gli spazi che diedero luce ai fasti della Serenissima saranno nuovamente officina di innovazione: dalla pece alla rete, dalle galee al web, l’Arsenale sarà di nuovo luogo di “navigazione”.
Tornare coi temi dell’innovazione all’arsenale ha oggi anche una grandissima valenza nell’ottica di un possibile diverso rilancio della città, infatti l’Arsenale costituisce una parte molto estesa della città storica e fu il cuore dell’industria navale veneziana a partire dal XII secolo. È legato al periodo più florido della vita della Serenissima: grazie alle imponenti navi qui costruite, Venezia divenne la grande potenza del mediterraneo che tutti conoscono.

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mi dice chiaramente che, questa volta, le ambizioni della Serenissima avranno bisogno di dosi massicce di sano realismo, una dote che i portatori di cultura digitale hanno dimostrato troppo spesso di non avere.

La creatività necessaria al successo di un progetto di cittadinanza digitale ha più bisogno di persone portatrici di cultura territoriale che della tecnologia e dei suoi funzionari di ogni tipo.

Il panorama creativo che potrebbe permettere di far parlare le culture in gioco è ancora tutto da inventare. L'approccio per arrivarci deve poter coinvolgere i cittadini tradizionali da subito, usando strumenti che mettano in primo piano l'identità territoriale dei singoli.

Purtroppo questo tipo di affermazione non fa presa sugli abitanti del Web; lo prova la mia inconcludente partecipazione a cinque eventi come il venezia camp 2009 (a Marghera, Treviso, Matera e Padova), dove sono intervenuto per tentare di dire esattamente la stessa cosa.

Non insisterei a riaffermare questa mia convinzione, circa la dipendenza del successo della Serenissima dal fatto che tu, Montagna, ti metta subito all'opera .. se non fosse la stessa cosa che ho cercato di fare in situazioni analoghe all'attuale progetto della Serenissima, con responsabili istituzionali di progetti finiti male e dimenticati.

Vedi tu, cara Montagna, se è il caso di cominciare a parlare, prima faccia a faccia, e poi, progressivamente, in rete, del tuo ruolo nei progetti Web della Serenissima. Di argomenti .. ce ne sono tanti.

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